03 April 2020

Adattamento e resilienza: sinonimi di “intelligenza”, da leggere alla voce “piante”

Resistenti alle avversità e sensibili a tutti gli input esterni, le piante hanno un potere comunicativo e una memoria straordinarie. Ecco perché entrare in sintonia con il mondo vegetale insegna come essere autosufficienti e previdenti.

 

La premessa d’obbligo è da scovare nella vita: l’assunto più complesso che esista, il trend topic più alto nella classifica delle priorità di tutti i tempi.

Il ragionamento ce lo suggerisce Stefano Mancuso, direttore del LINV (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale), autore di numerosi scritti e mente di altrettanti studi in materia di “intelligenza delle piante”.

Voi direte: qual è la connessione tra i due argomenti? La vita degli esseri umani in fondo prescinde dalla vegetazione e subisce molte altre influenze. La socialità, l’economia, l’istruzione, la famiglia, il lavoro. Niente che possa avere a che fare con le piante.

Ed ecco l’errore: perché, pensate, si stima che la biomassa del pianeta sia composta tra il 95% e il 99,5% da piante. Questo significa che associare la vita prima agli esseri umani, poi agli animali e, solo in ultima battuta, agli organismi vegetali è (dati alla mano) un grave errore di valutazione. Se le piante si estinguessero noi ce ne andremmo con loro, mentre non succederebbe lo stesso nel caso contrario.  

Niente paura: questa sottovalutazione ha origini molto antiche. Persino Noè dimenticò di salvare, sulla sua arca, le specie vegetali indispensabili per continuare la vita dopo il diluvio universale. Nonostante ciò, però, la prima cosa che fece a diluvio terminato fu piantare l’albero della vite.

Concentriamoci invece sulla modernità: perché proprio ora, alla costante ricerca di modelli, le piante possono suggerire la strategia vincente. Quella che loro praticano da millenni e per cui, con pazienza, ci stavano aspettando.

 

Le piante: organismi pionieri, autosufficienti e con le radici per terra

Precorritrici, quindi: le piante sono organismi pionieri. Questo significa, in poche parole, che corrispondono a quella specie che per prima è riuscita a insediarsi su un terreno. Estremamente fertile, va detto. Perché è quello della sopravvivenza.

Innanzitutto, le piante utilizzano pochissima energia e ne producono estremamente più di quanta ne consumino. Sono autotrofe, ovvero energicamente autosufficienti. Non dipendono da altri organismi viventi e fanno affidamento sulla fotosintesi clorofilliana per sintetizzare composti organici a partire da sostanze inorganiche. In questo modo, si nutrono da sé.

Cosa le ha portate a sviluppare queste notevoli capacità di adattamento? Semplice: l’impossibilità di risolvere i loro problemi spostandosi. A differenza di uomini e animali, le piante sono stanziali e devono industriarsi per sopravvivere rimanendo proprio lì, nell’angolo di mondo dove sono nate.

Sopportano temporali, forniscono nutrimento agli insetti, rinascono dalle ceneri di un incendio. Ma foglie, fiori e frutti dovranno sempre trovare il modo di risbocciare, imparando dal passato e dotandosi di speciali meccanismi di difesa.

Ancorate al terreno con le loro possenti radici, le piante hanno elaborato nel tempo un vero e proprio linguaggio chimico, indispensabile per interagire con l’ambiente circostante.

Se non ti puoi muovere devi affinare le tecniche di sopravvivenza: e, prima di tutto, devi trovare la forza nel tuo “insieme”: in ogni minuscola parte del tuo organismo.

 

Modularità e sensibilità: la neurobiologia vegetale svela la strategia per giocare d’anticipo sulla storia

Oltre che organismi pionieri, le piante sono organismi modulari. Non potendosi permettere organi singoli che – se attaccati – ne causerebbero la morte, esse distribuiscono in tutto il “corpo” le funzioni che gli animali sono abituati a concentrare in ciascun singolo organo.

Per continuare a svilupparsi indisturbate, però, non basta rinforzare le difese: occorre giocare d’anticipo. Come? Ascoltando tutti i segnali ed elaborando la propria risposta. La neurobiologia vegetale studia proprio queste capacità: sentire, vedere, interagire, valutare, decidere. In una parola, comunicare.

 

Le piante, in realtà, non vegetano mai.

Ricevono, decodificano, producono e inviano messaggi in continuazione, nonostante manchi loro il sistema nervoso e il cervello cui trasmettere i segnali raccolti. Sono persino solidali nei confronti delle “sorelle” appartenenti alla stessa specie. E, contro ogni previsione, danzano. Riconoscono il suono e la musica, lo immagazzinano e ne traggono benessere. Che restituiscono a noi, senza chiedere nulla in cambio.

 

 

Il loro è un vero e proprio linguaggio. Le decisioni che prendono non sono automatiche, ma frutto dell'elaborazione di tantissime informazioni chimico fisiche. Ed ecco che torna in campo la strategia di difesa: interagire con le altre piante e i predatori – soprattutto erbivori e organismi patogeni – per prevenirne le mosse. E convivere, nonostante tutto.

 La connessione di rete (sotterranea) che fa comunicare le piante

Abbandoniamo per un attimo la scienza. Detto che le piante possono memorizzare più di venti parametri chimico-fisici, la magia sta nella loro straordinaria capacità di fare rete.

La comunicazione non può esistere in assenza di mittente o destinatario.

E accettare di cambiare, per vivere meglio, è una delle massime manifestazioni di maturità e intelligenza.

Ciò che accade in superficie influenza quello che avviene sottoterra e le piante sono in grado di trasmetterlo attraverso le proprie radici.

È come se arricchissero il forziere delle informazioni care alla loro salute assimilando le notizie da fuori, dal mondo esterno, e diramandole tra parenti, vicini ed estranei.

Sottoterra esiste un mondo di connessioni. Come sagge consigliere, esperte della vita e delle sue avversità, le piante dispensano consigli reciproci e adattano il proprio fenotipo all’ambiente.

E rispettano i propri tempi, perché sanno che qui si nasconde buona parte dell’elisir di lunga vita.

 

La resilienza nella legge del tempo che scorre. Piano, per arrivare più lontano.

La capacità di reggere un urto senza rompersi è un concetto tanto positivo quanto, spesso, utilizzato in modo improprio.

Istintivamente porta a pensare al contrario della fragilità, della vulnerabilità. Ma una cosa non esclude l’altra: la resilienza è direttamente proporzionale alla reazione di fronte a un pericolo, non all’esposizione al pericolo stesso.

E per capire, elaborare una risposta e reagire serve tempo.

Il ciclo vitale della pianta è scandito da tanti momenti. Germinazione, fioritura, maturazione, cambiamento di colore, caduta: sono tutte fasi che devono seguire un corso, succedersi l’un l’altra, per riuscire pienamente.

Per riparare un danno e ripartire, la pianta deve prima resistere in una condizione avversa.

E la vegetazione, si sa, sopporta situazioni che per noi esseri umani sarebbero proibitive.

Un ecosistema resiliente ha bisogno del contributo di tutti i suoi abitanti. Il sistema cognitivo delle piante è una fonte di risorse e insegnamenti per l’essere umano e ci distoglie dal “divagare”.

Ci ricorda di riportare il pensiero alla terra e di guardare sotto la sua superficie.

Per vedere (sicuramente sentire) l’importanza del rispetto della biodiversità, vero segreto della nostra salute.

 

 

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