10 July 2020

Arredo sostenibile e Circular Design: progettare l’impatto zero emettendo biocompostabilità

L’industria dell’arredo chiude il cerchio degli sprechi e apre un nuovo ciclo produttivo, fatto di recupero, energie rinnovabili e architettura del riuso. La vera rivoluzione, oggi, è concepire un oggetto puntando sulla sua durata e scommettendo sul suo riutilizzo.

Non è più tempo di economia lineare. Ebbene sì: il modello di sviluppo che vede un prodotto nascere, vivere per un lasso di tempo determinato (a volte persino troppo breve) e terminare il suo corso nel cestino dell’indifferenziata non è più il paradigma di riferimento del mercato.

Il design circolare – ossia l’approccio progettuale che guarda a tutto il ciclo di vita del bene di consumo ancor prima che all’esaurimento del suo stesso consumo – sta conquistando tutti i settori merceologici e, finalmente, è giunta l’era della rivoluzione dell’arredo.

E se credete che l’unico risvolto positivo riguardi la maggior sostenibilità ambientale, sappiate che non è così: la circular economy conviene, e non solo per rispettare l’ecosistema.

Progettualità circolare: il segreto per un futuro prospero e sostenibile

Andiamo subito al punto. Tutti si soffermano, ragionevolmente, sull’efficacia della circolarità in termini di salvaguardia dell’ambiente. Ed effettivamente è proprio così, perché attingere allo sconfinato bacino degli scarti riduce senza dubbio il nostro impatto sul pianeta.

Se questo è un plus universalmente riconosciuto, è vero anche che il riciclo porta sempre sulle sue spalle il rischio di un preconcetto, il timore irrazionale che il recupero dei materiali significhi minor valore, funzionalità ridotta e aspetto estetico meno gratificante.

E questo non solo non corrisponde a realtà, ma è l’esatto contrario di quello a cui l’industria dell’arredamento sta puntando: mantenere lo stesso elevatissimo standard (economico e funzionale) di quando il complemento d’arredo è stato inizialmente realizzato.

Fare design di alto livello a partire da risorse recuperate, impiegandole nuovamente ed evitando nuove, inquinanti e onerose operazioni di estrazione e produzione delle materie prime.

Responsabilità ambientale e sociale: gli obiettivi green del mondo dell’arredo

La sostenibilità è un valore che non guarda soltanto a quanto è stato già prodotto, ma che ha il potere di programmare e reinventare i processi produttivi su scala globale, in modo che si rigenerino continuamente e autonomamente. Un po’ come se si trattasse di un infinito sistema di energie rinnovabili, capaci di alimentare senza sosta il cambiamento di mentalità.

 Al di là degli ideali, quel che conta è la messa in pratica di questi obiettivi ed è proprio a questo che sta pensando FederlegnoArredo, associazione punto di riferimento della filiera italiana del legno-arredo che sta lavorando per portare i temi della responsabilità ambientale e sociale al centro delle strategie di sviluppo del comparto.

Goal? Portare il settore, entro il 2025, a diventare leader mondiale in termini di green economy. 

Analizzando l’intero ciclo di vita del prodotto d’arredo secondo le linee guida del LCA (Life-Cycle Assessment) si possono infatti quantificare le percentuali di impatto su ambiente e salute per decidere di cambiare rotta verso, ad esempio, il riuso dei materiali e la gestione responsabile delle foreste.

Molte certificazioni si muovono proprio in questa direzione, basti pensare al riconoscimento FSC (Forest Stewardship Council) specifico per i legni derivati dalle foreste o al marchio Leed Compliant (Leadership in Energy and Environmental Design), nata per valutare le costruzioni ambientalmente sostenibili. Per ottenere queste certificazioni bisogna scegliere, tra le altre cose, il risparmio energetico ed idrico, la riduzione delle emissioni di CO2 e i materiali più ecologici.

Per arrivare, passo dopo passo, ad un modello di design di interni virtuoso: ricercato nelle sue scelte oltre che nelle sue linee.

Oway e Ellen MacArthur Foundation: profit e no profit a sostegno del circular design

“Our mission is to accelerate the transition to a Circular Economy”. Così recita lo slogan della Fondazione Ellen MacArthur, Ente di ricerca e beneficienza che dal 2010 cerca di ispirare i player del mercato globale verso un modello economico circolare.

Porta il nome di una donna che nel 2005 circumnavigò il pianeta in barca a vela, senza nulla di più dello stretto indispensabile, e che qualche anno dopo decise di consegnare un prezioso strumento alle aziende che scelgono con le proprie azioni di progettare e produrre circolarmente: The Circular Design Guide, la guida che pone al centro il disegno, l’idea che sta alla base della concezione del prodotto, concentrandosi su tutti gli aspetti della produzione. Con l’unico tornaconto di porre le basi per il mondo che vorrebbe.

Dall’altro lato della barricata, quello dell’industria, si posiziona Oway con il suo progetto di Circular Design a favore dell’arredo (e del vivere) circolare. Alla base di questo progetto legato alla sostenibilità reale e al design plastic-free di alto livello, ci sono alcuni principi fortemente connessi alla vocazione del brand: progettare arredi durevoli, scegliere i materiali di maggior pregio e operare questa scelta tra quelli riciclati, ridurre gli sprechi nel processo di realizzazione, prediligere l’intercambiabilità e facilitare la manutenzione dell’oggetto.

Ma non è tutto: scegliere materiali e vernici ecologiche permette di costruire un ambiente il più possibile libero da composti tossici, che riduca al minimo il rilascio di sostanze nocive colpevoli dell’inquinamento domestico. Chiuso il cerchio con il potere rilassante dei materiali naturali, tornano al centro il benessere, la salute, la “bonifica” dell’aria che respiriamo.

Un ambizioso modello produttivo? Sicuramente, ma soprattutto l’idea di un nuovo approccio: il desiderio di diffondere – praticandolo – un differente stile di vita.

MODULO: il design ecologico, componibile e personalizzabile made in Oway

Tra i più convinti sostenitori di quest’innovativa e responsabile concezione d’arredo, ebbene sì, ci siamo anche noi.

La meta di questo viaggio era già chiara da tempo ma il giro di boa è arrivato nel 2017, quando abbiamo aperto le porte del nostro laboratorio del legno a km 0 Artigiano e trasformato questo proposito da miraggio a vero e tangibile approdo.

Volevamo controllare davvero la materia prima: essere attori consapevoli delle nostre scelte intagliando pezzi unici di arredo, ma anche particolari packaging, materiali espositivi e di comunicazione dal design multifunzionale, riutilizzabile, sostenibile ed elegante. Dar forma, in sostanza, a complementi d’arredo e strumenti di lavoro ecologici, durevoli e di altissima qualità.

In totale coerenza con l’esperienza Oway maturata sino ad oggi, Artigiano è nato per preservare l’enorme capitale che ci viene offerto dalla natura, minimizzando gli sprechi per una reale massimizzazione della compatibilità dei prodotti.

Così siamo arrivati a MODULO: una linea tailor made componibile che si sviluppa a partire dai fondamenti dell’Agricosmetica Oway, dai principi del circular design ai vantaggi dell’eco-progettazione, dall’artigianalità all’esclusività delle soluzioni, passando per la totale caratterizzazione e la scelta di materiali sostenibili 100% plastic-free.

Per i saloni di tutto il mondo, con l’obiettivo di realizzare il sogno del tempio ideale della bellezza. Ma soprattutto per l’idea di design in cui crediamo: quello capace di conciliare esigenze, estetica, funzionalità, rispetto e stile di vita.

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